Vestel dei Klaasen, conosciuta principalmente come Vestel Roth (Behrrandjr, Era Vanseet, anno 412 – Hovalor, Era Vanseet, anno 464) è stata una viaggiatrice, esploratrice e scrittrice di specie uhmar, celebre per essere stata la prima persona a compiere il giro di Damas. Nel corso dei suoi spostamenti, Roth prese appunti dettagliati sui luoghi visitati, sulle culture incontrate e sugli eventi vissuti, che poi trasformò nella sua grande opera dal titolo “Il grande viaggio”, dell'anno 455.
Vestel nasce sui monti di Behrrandjr nel quinto secolo dell'Era Vanseet, nel clan dei Klaasen. Il padre Folran è tra i guerrieri più considerati del gruppo, mentre la madre Igrild è una ricognitrice. Da piccola, frequenta la caserma dell'accampamento, dove osserva le tecniche di guerra e le armi, mettendo per iscritto alcuni appunti su quanto appreso.
All'età di dieci anni, vorrebbe entrare dell'esercito, ma questo è accessibile solo ai maschi, e la sua richiesta viene respinta. Vestel tiene un diario in cui appunta i suoi stati d'animo ed esprime la volontà di conoscere il mondo oltre la realtà del suo clan. Desidera comprendere i rapporti tra i popoli, il senso dei conflitti, le cause e le conseguenze di ogni evento.
A quattordici anni, come scriverà nei suoi appunti “per cercare un'identità”, Vestel fugge dal clan dei Klaasen e si avventura tra i monti della catena di Behrrandjr, conducendo una vita nomade. Intorno all'anno 428, si ammala gravemente, e viene salvata dal popolo nomade turgot dei Bommer, al confine con il Samarin. Vive in una grotta per un anno, durante il quale guarisce, e con i Bommer apprende della migrazione forzata del popolo turgot nei territori a sud dei monti, a causa dei contrasti con gli Uhmar nordici. Dopo aver deciso di ripartire per le terre del sud, inizia a documentare il viaggio sul suo diario.
Dal 431 al 432 vive a Gagnar, accolta dai Turgot dei monti di Goromund, e conosce Tarsio Chàrmel, avventuriero uhmar che sarà suo compagno di vita e di viaggio, e a cui Vestel dedicherà numerose lettere. Rimessasi in viaggio, attraversa Thoro e scende lungo le regioni centrali del Samarin, dove segue il corso del Silthor in direzione Ferenor.
Nel 435, si trova a Ferenor, che descrive come luogo accogliente e multiculturale, ideale punto di incontro tra i popoli. Vestel impara la lingua del posto e frequenta la biblioteca, luogo ameno che le apre le porte della conoscenza del mondo. Leggendo dei popoli e delle culture di Damas, lei e Tarsio preparano un itinerario di viaggio dettagliato e organizzato. La coppia resta a Ferenor per quattro anni, prima di dirigersi a sud, verso Trinien, e poi ancora più giù, con destinazione Runa.
Giunti al limitare del deserto di Har-Hatar, Vestel visita Runa, dove subisce una detenzione di cinquantacinque giorni. I Turgot del luogo, infatti, non si dimostrano ospitali con la coppia, e solo dopo aver ridotto i due viaggiatori alla fame, li liberano ed esiliano dalla città.
Nel 442, dopo aver lambito il deserto di Har-Hatar, Vestel e Tarsio si addentrano nell'entroterra e scrivono un resoconto dettagliato dei sentieri e dei territori selvaggi che separano il Samarin gortico dal versante orientale, fino a Colodial, nel 444. Lungo il tragitto, scampano a pericolose bestie nonché tribù primitive, come quella dei molsceni. A Colodial, passano un anno, con l'intenzione di recarsi nella foresta di Aredhil, sebbene venga loro sconsigliato.
Nel 445, al delimitare di Aredhil, i due vengono avvistati dalle vedette e catturati dagli Avalham, che li conducono al cospetto del Re Leydulir Maheyllis. Il sovrano sospetta di loro come spie di Ferenor, e concede loro la permanenza nel Reame per dieci giorni sotto stretta sorveglianza. Durante questo periodo, Vestel e Tarsio tentano di apprendere sul Reame, ma ogni ricerca di informazioni è vista con sospetto, e la mancanza di discrezione può costare loro la libertà. Scaduti i dieci giorni, ripartono verso sud, poiché il confine orientale è presidiato dalle guardie di Illywhaylin, e viene loro sconsigliato di varcarlo, poiché Illywhaylin non ammette Uhmar nel suo territorio.
La coppia raggiunge la costa meridionale e intraprende un viaggio in barca per attraversare il confine. Durante il tragitto, Tarsio si ammala, così, una volta sbarcati nell'area di Misemyr, nel Learon, Vestel intercetta una comunità di Uinir esterna a Illywhaylin e chiede loro aiuto. Tarsio viene medicato, ma la loro presenza nel territorio limitrofo a Illywhaylin è rischioso, così i due vengono invitati a ripartire con destinazione la costa orientale.
Lungo i territori centrali del Learon, arriva la parte più difficile del viaggio. Nell'anno 447, Vestel e Tarsio sono nel Sejad, l'area sud del Learon orientale, dove patiscono la fame. Il luogo è povero di risorse e le tribù del posto, i Sejadhari, si dimostrano ostili con gli sconosciuti. Vivono di stenti nel disperato tentativo di apprendere tecniche di caccia efficaci per le insidiose bestie della zona. Stremati, risalgono lungo la costa, dove le loro condizioni migliorano.
Un anno e mezzo dopo, si trovano tra i Dadsòra, dove trovano ospitalità nel popolo gorbolo. Passano circa venti giorni a Deresje, per poi dirigersi verso la Grande Andazòr. Nella capitale, trovano conforto e aiuto per riprendersi da condizioni di salute precarie. Tarsio, soprattutto, inizia a dare segni di squilibrio fisico e mentale, e riceve cure mediche dai guaritori della città. Vestel approfitta di questo periodo per frequentare biblioteche e luoghi d'arte e cultura, dove si erudisce sulla storia della società gorbola.
Nel 451, la coppia lascia Andazòr in direzione nord-ovest, dove si perde nelle paludi del Govran. Una notte, Tarsio viene aggredito da un Orrore e riporta ferite mortali che non gli lasciano scampo. Vestel riesce a scappare e vaga sperduta per giorni verso nord, dove si imbatte nelle nebbie che caratterizzano l'area di confine tra il Learon e Horgos. Completamente alla cieca, si imbatte in un ricognitore di Nassar, che la raccoglie e la conduce in città, dove viene soccorsa e passa un periodo di angoscia e disperazione.
Vestel riceve le cure necessarie a riprendersi nel fisico, ma è a terra dal punto di vista morale. In questo periodo, scrive lettere struggenti a Tarsio, nelle quali esprime la volontà di togliersi la vita. A Nassar, riceve la visita di cittadini curiosi, che hanno saputo della sua storia e che, ai piedi del letto, chiedono alla donna di raccontare le storie vissute in viaggio. Come scriverà Vestel, quei momenti di convivialità la salveranno dall'inedia e le daranno la forza di rialzarsi. Oltre a questo, lo studio della lingua gorbola, che lei considera difficile quanto stimolante, la terranno sveglia e attiva.
Nel 454, Vestel decide di continuare il suo viaggio verso nord, in direzione della sua ultima tappa: la foresta di Elathundir. Ha intenzione di visitare la grande Accademia di Magia di Hovalor, oltre il confine tra il Learon e Horgos, e apprendere le pratiche magiche di cui ha letto ad Andazòr. Nello stesso periodo, matura l'idea di trasformare i suoi appunti di viaggio in una grande opera.
Nel 455, si trova a Hovalor e inizia a scrivere “Il grande viaggio”, sua opera principale. Parallelamente, raccoglie le lettere dedicate a Tarsio, che trasforma in una novella dal titolo “Quattro passi”. Fonti dell'Accademia di Hovalor rivelano una domanda di ammissione da parte di Vestel, che però viene respinta in quanto la donna viene ritenuta troppo anziana per apprendere la magia dal principio.
A Hovalor, la vita di Vestel scorre tranquilla, tanto che la donna trova una stabilità, scrivendo su commissione e svolgendo il lavoro di lavandaia. Un giorno, mentre è al mercato centrale della città, viene minacciata e poi pugnalata da Jorg Mhratsittek, un noto criminale locale che verrà catturato e condannato a morte. Viene prontamente soccorsa, ma la ferita risulta troppo profonda per evitare il peggio. In un angolo defilato della piazza centrale di Hovalor, nell'anno 464, Vestel Roth muore all'età di 52 anni.
Vestel Roth è ricordata principalmente per la sua opera principale, “Il grande viaggio”, dove l'esploratrice racconta passo dopo passo i suoi spostamenti, con particolare attenzione alle descrizioni di luoghi, popoli e culture con cui è entrata in contatto. Essendo un'opera scritta a posteriori, nella città di Hovalor, è evidente come le ingenuità di inizio viaggio siano edulcorate dal testo, che risulta una raccolta omogenea di stampo enciclopedico, frutto della sua consapevolezza finale.
Al contrario, la raccolta di appunti sotto il titolo di “Racconti di viaggio” mostra una Vestel più spontanea, che vive eventi e descrive emozioni del momento, senza una revisione successiva. Nei racconti, si apprende del suo rapporto con Tarsio Chàrmel e del dolore per la sua morte, dei momenti di difficoltà lungo i percorsi più ardui e del sollievo all'accoglienza di popoli ospitali.
Le lettere a Tarsio, mai davvero diffuse ma ritrovate dopo la sua morte, sono testi cupi e malinconici, trasformati in una novella, “Quattro passi”, più romantica e ottimista.
Il valore di Vestel Roth come scrittrice di viaggio, nonché come esploratrice, è riconosciuto in tutti i luoghi civilizzati dove è passata o ha vissuto. A Gagnar, la casa di Vestel Roth è un'attrazione per i visitatori, mentre a Thoro si organizza ogni anno la Festa dei Girovaghi, in cui si leggono passi delle opere della scrittrice, di cui si celebra il passaggio in città. A Fenegard e a Trinien, Vestel Roth è ricordata con una statua che rappresenta la viaggiatrice in movimento. A Colodial, la biblioteca della città è intitolata a suo nome.
Nel Learon, Vestel Roth è ricordata da targhe commemorative nelle città di Deresje, Andazòr e Nassar, mentre in Horgos, a Hovalor, l'Accademia di Magia, che in vita l'aveva rifiutata, la commemora dando il nome “Roth” a uno specifico titolo all'interno della gerarchia, ovvero quello dei maghi viaggiatori.