I molsceni sono una tribù semi-stanziale del Samarin, caratterizzata da tratti primitivi quali la quasi completa nudità dei suoi membri, l'assenza di un'organizzazione politica complessa e il frequente utilizzo della violenza all'interno dello stesso gruppo sociale. Si tratta di uno dei più antichi agglomerati uhmar della storia, e tra quelli che, nel tempo, hanno subito meno cambiamenti di usi, costumi e cultura.
Grazie all'antico sistema di misurazione del tempo adottato dagli stessi molsceni, gli storici di Ferenor poterono risalire alla nascita della tribù, che si attesta tra gli anni -195 e -182 dell'Era Bahran. Al tempo, i gruppi di molsceni erano numerosi e in costante spostamento attraverso i territori centrali dell'attuale Samarin, quali la regione di Mithridal e l'area del Nuhmen, a sud-ovest di Aredhil, alla continua ricerca di cibo e un ambiente confortevole.
I gruppi erano soliti separarsi e rincontrarsi per condividere informazioni sulla morfologia dei luoghi visitati e risorse, scambi che contribuirono a formare la cultura molscena. Non di rado, tra i gruppi si generavano disaccordi e conflitti gestiti con la violenza. I guerrieri più forti, che potevano garantire la supremazia di un gruppo su un altro, venivano serviti e idolatrati, in cambio di vigilanza e protezione.
Intorno all'anno -82 dell'Era Bahran, un gruppo di molsceni di Mithridal trova un territorio rigoglioso nei pressi dei grandi laghi e decide di stanziarsi momentaneamente. Nel luogo è presente anche una tribù di trobasci, con cui i molsceni si scontrano a più riprese in sanguinose battaglie per l'accesso alle risorse. Gli scontri si placano nell'anno -78, quando un nuovo attore si aggiunge al quadro: un insieme di comunità Uinir selvagge si affaccia sul territorio dei grandi laghi, e il conflitto si allarga. Molsceni e trobasci trovano, nel nemico comune, una ragione per allearsi. L'ibridazione tra le due tribù porta il gruppo di molsceni a cambiare abitudini, e quindi affrancarsi dal ramo originale al quale non farà mai ritorno: la civiltà dei trobasci prevede una gerarchia più strutturata con ruoli ben definiti, una primordiale forma di governo alla quale i molsceni si adeguano.
Tre anni dopo, Uhmar e Uinir si accordano per una tregua, e nel -65, a causa di una siccità che dimezza entrambe le comunità, decidono di collaborare, e fondano i villaggi di Khòl e Diyaal che, nell'ultimo decennio dell'Era Bahran, si uniranno nella città di Colodial.
Il nucleo principale dei molsceni, rimasto allo stato primitivo, resta nomade nei territori centrali del Samarin, dove occasionalmente depreda villaggi e piccole cittadine. Si narra, in particolare, di un tentativo di assalto ad Aredhil sventato dagli Uinir del Reame nell'anno 39 dell'Era Comorum, con il significativo aiuto di Thendal.
I molsceni vivono allo stato selvaggio, senza un'organizzazione politica strutturata e riconoscendo pochi ruoli all'interno della propria tribù. Ogni famiglia seleziona gli individui più forti, che vengono eletti guardiani, e che gli altri membri servono e venerano. Questi indossano maschere che coprono la zona superiore del viso, con decorazioni che identificano la stirpe di appartenenza, e sono incaricati di difendere la famiglia in caso di conflitto con le altre della tribù, nonché di pattugliare i confini dell'accampamento per allontanare eventuali pericoli. I guardiani sono solitamente maschi, ma vi è anche una componente di donne dotate dal punto di vista fisico, che per svolgere il ruolo viene esentata dai compiti riproduttivi.
I cacciatori sono solitamente i capifamiglia, individui che si avventurano fuori dall'accampamento in cerca di cibo e risorse varie. A causa della frequente morte di questi ultimi, la prole di sesso maschile viene abituata fin dalla giovanissima età a svolgere semplici compiti di caccia, mentre la prole femminile è incaricata della gestione delle risorse fatte pervenire all'accampamento.
Le giovani donne hanno il compito di generare prole con i maschi in quantità e promiscuità. I molsceni praticano il sesso svincolato da logiche di accoppiamento, e l'appartenenza di una donna a una famiglia piuttosto che a un'altra viene stabilita di comune accordo, dietro pagamento di risorse o attraverso l'utilizzo della violenza.
Caratteristica peculiare dei molsceni è la totale nudità dei suoi appartenenti. Anche nei periodi più freddi, essi rifiutano di coprire il proprio corpo con indumenti e hanno sviluppato per questo un'ottima sopportazione delle temperature rigide. Nei casi più estremi, cercano riparo nei punti più protetti della foresta o in caverne, ma più spesso resistono alle intemperie o migrano in cerca di condizioni atmosferiche più favorevoli.
Tra i riti più riconoscibili dei molsceni ci sono canti notturni, sacrifici animali e sanguinarie lotte tra individui in una sorta di disciplina mortale per la selezione dei membri più forti.
I canti notturni sono preghiere alla foresta e i suoi spiriti, in cui i molsceni credono e che considerano loro protettori. I membri della tribù, uomini e donne, si dispongono a cerchio e intonano melodie che possono durare anche tutta la notte. Se la melodia viene interrotta da suoni o rumori, i guardiani cercano l'origine dell'interruzione e, se di natura vitale, sono tenuti a uccidere l'animale o l'individuo che l'ha causata.
I sacrifici animali avvengono ogni nove lune, e consistono nella cattura di una bestia di grossa taglia, come un lombrico di Aredhil o un rinoceronte della zona dei grandi laghi, che viene anestetizzata attraverso pratiche magiche, misture alchemiche o ferite non mortali, per poi essere tagliata in tante parti quanti sono i membri della tribù, a simboleggiare la divisione delle risorse al suo interno e ingraziarsi gli spiriti. I pezzi vengono poi sepolti in punti diversi dell'accampamento.
Le lotte sanguinarie, dal nome Camarabirne (nella lingua molscena, “vittoria del più forte”), sono una vera e propria competizione sportiva, in cui tre guerrieri maschi giovani sono costretti a sfidarsi, spesso fino all'ultimo sangue, per affermare la propria forza. Si combatte a mani nude o con piccole lame e, se dopo qualche minuto di lotta i contendenti si equivalgono, la battaglia termina in parità. Se invece un contendente risulta dominato, il capotribù decide per il prosieguo della battaglia e per la sua uccisione, poiché ritenuto individuo debole. Qualora il capotribù sospetti un accordo tra i contendenti o notasse scarso impegno nella battaglia, può decidere per l'uccisione di tutti e tre i guerrieri. La competizione è aperta anche alle donne non più in età fertile, ma in quel caso è su base volontaria.