Lo Sharamar è uno dei draghi ancestrali di Damas, assieme al Ryashan e al Valaidor, nonché la fiera primordiale legata in modo indissolubile al Samarin. Il suo nome è divenuto simbolo di rinascita, equilibrio e resistenza, e la sua apparizione durante la Grande Battaglia Ferale segna uno dei momenti più alti della storia di Damas. Drago verde per tradizione e iconografia, lo Sharamar incarna la continuità della vita e il potere rigenerante della Luce quando essa non si manifesta come forza distruttiva, ma come rinnovamento.
Secondo le antiche narrazioni del Culto dei Quattro e dell’Avelinesimo, lo Sharamar fu una delle prime forme viventi generate da Gladiel, subito dopo la creazione di Elatòmshim e di Damas. Insieme al Ryashan e al Valaidor, costituiva il primo tentativo del dio Creatore di generare entità capaci di adorare Elatòmshim e alimentarne il ciclo di Luce. Lo Sharamar, come gli altri draghi ancestrali, era dunque emanazione diretta del potere di creazione, dotato di una Luce intensa e primigenia, non mediata dall’intelletto o dalla coscienza morale.
Tuttavia, proprio questa natura lo rese incapace di comprendere il valore dell’equilibrio. Durante il periodo in cui i draghi ancestrali dominarono Damas, essi si nutrirono avidamente della Luce senza restituirla al ciclo creativo, mettendo a rischio la stabilità stessa dell’esistenza. Quando Gladiel comprese che la sua creazione era destinata a collassare, decise di addormentare le sue prime creature, dissolvendole nel tessuto della realtà e utilizzando il loro potere residuo per generare gli Uinir, esseri più piccoli ma capaci di intelletto e devozione.
Sempre secondo la narrazione delle religioni della Luce, lo Sharamar non morì mai. Come gli altri draghi ancestrali, fu sospinto in uno stato di sonno profondo, al di fuori di un luogo e di un tempo definiti. Le scritture più antiche parlano di una dissoluzione nel mondo stesso, come se la sua essenza fosse stata frammentata e intrecciata alla natura di Damas. Questa interpretazione è spesso chiamata in causa per spiegare il legame particolare tra lo Sharamar e il Samarin, regione in cui la vita vegetale, le foreste e i cicli naturali sono sempre stati cruciali per la vita dei suoi abitanti.
Per secoli, il drago verde sopravvisse soltanto come figura mitica, evocata nei canti, nei testi sacri e nelle allegorie sulla forza rigenerante della Luce, ma la figura del drago era astratta, simbolica, mai concretizzata in una precisa forma fisica.
Con l’avvento dell’Era Mahamarum e l’instaurarsi del dominio dell’Ombra sulla superficie, la figura dello Sharamar torna a occupare un ruolo centrale nelle speranze dei popoli di Damas. Quando il Grahmer, drago d’Ombra evocato a Mhalakart, inizia a solcare i cieli, risulta chiaro che solo un potere primordiale pari e opposto avrebbe potuto contrastarlo. I Gavriel, insieme agli Uinir, individuano nei Grandi Templi i catalizzatori necessari per il risveglio delle antiche fiere. Nel momento culminante dell’anno 188 dell’Era Mahamarum, dal Tempio di Gladiel nel Samarin, lo Sharamar si innalza. La sua emersione viene descritta come un evento di profonda armonia: la Luce non esplose, ma si diffuse, e la natura stessa parve piegarsi e rialzarsi al suo passaggio.
Durante la Grande Battaglia Ferale, lo Sharamar combatté il Grahmer al fianco del Ryashan e del Valaidor. Le cronache concordano nel descrivere il drago verde come colui che seppe resistere più a lungo alla corruzione dell’Ombra, contenendo la furia del drago oscuro e permettendo agli altri due di infliggergli danni devastanti. La sua presenza sul campo di battaglia non fu soltanto offensiva, ma stabilizzante: laddove l’Ombra cercava di consumare ogni cosa, la Luce dello Sharamar ricomponeva, rallentava e si opponeva.
La ricacciata del Grahmer nelle profondità del Gotrir segnò la fine del dominio dell’Ombra, e con essa la definitiva consacrazione dello Sharamar e degli altri draghi ancestrali come simbolo della vittoria della Luce.
Dopo la Battaglia Ferale, lo Sharamar viene riaddormentato insieme agli altri draghi ancestrali. La sua impronta rimane indelebile: Il colore verde diviene emblema del Samarin, e molte tradizioni locali iniziano a rappresentare lo Sharamar come guardiano silenzioso delle foreste e dei confini naturali della regione. Nell’Era Fenegardum, il drago verde diventa simbolo di rinascita dopo la devastazione, ispirando ordini, culti minori e correnti filosofiche che vedono nella Luce un'appartenza identitaria, prima che un'arma contro l'Ombra.
Nonostante la venerazione diffusa, la figura dello Sharamar è anche al centro di accesi dibattiti. Alcuni studiosi mettono in dubbio che la creatura evocata durante l’Era Mahamarum fosse davvero il drago ancestrale di Gladiel, e sostengono che si trattasse di una manifestazione magica alimentata dai Templi, piuttosto che di un essere realmente risvegliato dal suo sonno millenario. Altri evidenziano l’apparente obbedienza dimostrata dallo Sharamar verso i Gavriel, comportamento che contrasterebbe con la ribellione originaria dei draghi nei confronti di Gladiel stesso.
Accanto allo scetticismo sopravvivono leggende più audaci, secondo cui lo Sharamar avrebbe lasciato tracce di sé prima di riaddormentarsi, fondendosi con creature della foresta o dando origine a stirpi ibride mai confermate. Racconti di mezzidraghi verdi e di bestie toccate dalla Luce primordiale continuano a circolare, confinati tra mito e speranza.