L'Unicesimo è una corrente religiosa nata a Nassar, nel Learon, durante l'Era Vanseet, basata sugli scritti di Thoditz Mracen. Secondo il credo unicista, la realtà è una visione illusoria dipendente dall'osservatore, unica entità esistente, che la elabora da sé e la vive in uno stato di inconsapevolezza.
Trattandosi di un credo individualista per definizione, l'Unicesimo non dispone di una vera e propria dottrina scritta. Gli scritti di Thoditz Mracen sono appunti che lo studioso indirizza alla figura del “prossimo sognatore”, colui che, come Mracen, nella propria esperienza capirà di essere l'unico essere esistente dotato di coscienza.
Secondo Mracen, non è possibile in alcun modo vivere la soggettività altrui. Ognuno è sicuro solo del proprio pensiero, e questa mancanza di accesso consiste nella prova che l'unica mente cosciente sia quella di colui che sa di esistere, e che vede attorno a sé una realtà prossima alla sua persona, con individui che entrano nel suo campo percettivo come spariscono allontanandosi, i quali sono il prodotto della sua fantasia. Le altre persone non sono, infatti, veri esseri viventi dotati di una coscienza ricettiva, bensì immagini prodotte dall'unica mente pensante. Il mondo è frammentato, non esiste mai tutto assieme, bensì prende forma nel momento in cui l'Unico vi si trova e lo inventa.
“Se mi trovo nella biblioteca di Nassar, non esistono le strade di Nassar. Non esiste il Learon, né l'intera Damas. Esiste, in forma di illusione, solo ciò che genero attorno a me, o a cui penso in forma astratta.”
Quando si sogna, secondo Mracen, non si entra in uno stato alterato della coscienza, bensì si scende a un piano di simulazione ulteriore, non dissimile da quella che viene comunemente definita la realtà. L'Unico è sempre la sola entità esistente, generatrice dell'illusione di vita, ma immerso nella realtà fittizia da lui stesso creata, ne è succube poiché manca dello stato di lucidità per riconoscere il sogno. L'Unico è quindi un individuo destinato a una vita di profonda solitudine, a meno che non si integri nel mondo immaginato partecipando all'illusione.
Nello scrivere le sue considerazioni, l'Unico non spera di parlare ad alcun suo contemporaneo, bensì di informare e aprire gli occhi al successivo abitante del sogno, se mai ve ne sarà un altro.
L'Unicesimo è difficilmente ascrivibile al novero delle religioni, poiché per chiare ragioni non prevede riti aggregativi o l'adorazione di un soggetto esterno dal sé. Per questo stesso motivo, il credo ha causato gravi problemi identitari a chiunque vi si sia avvicinato con convinzione e che, nel corso dei secoli, abbia causato morte e distruzione. Chi ritenne di essere l'Unico, infatti, ha spesso deprezzato il valore dell'esistenza, credendola illusoria, e si è spinto ad atti estremi come l'omicidio, il suicidio o la devastazione dell'ambiente. Nei casi peggiori, il convinto Unico è caduto in preda alla follia, perdendo completamente il senno o il senso del vivere comune.
Vista la pericolosità del pensiero unicista, il governo di Andazòr ha decretato tale credo illegale in tutte le città del Learon, impegnandosi per censurarlo. Chiunque sia sospettato di sostenere ideale unicista, incorrerebbe nell'accusa di pazzia e quindi nella reclusione a vita.