[Detto rituale di Runa]
La Prova del Sole Nero è un rito sacro praticato nella città di Runa, il più solenne e severo, necessario per accedere a strati sociali privilegiati all'interno della società. Non si tratta di una cerimonia religiosa in senso stretto, né di una comune prova di forza, bensì di un atto di separazione attraverso il quale la società di Runa distingue chi può essere parte integrante della città da chi è destinato all’esilio o a una vita umile o marginale.
Il rito prende il nome dal fenomeno naturale che si manifesta al limitare del deserto di Har-Hatar, quando il sole, riflesso dalle sabbie e dai vapori caldi, appare come oscurato, opaco, privo di luce viva.
Nell'anno 336 dell'Era Vanseet, nove anni dopo la fondazione di Runa, i Turgot dissidenti, scacciati dai territori centrali e ormai privi di alleati, comprendono che la sopravvivenza nel deserto non può basarsi né sulla forza bruta né sulla produzione bellica, ma passa attraverso la conoscenze del nuovo territorio e lo studio di efficaci contromisure alle intemperie.
Le cronache di Runa narrano che molti dei primi coloni morirono non per mano nemica, ma per incapacità di adattarsi: arroganza, impulsività e rifiuto della disciplina portarono alla dispersione di interi gruppi, e un atteggiamento non collaborativo, bensì di rifiuto delle circostanze, fu loro fatale.
La Prova viene istituita dal primo reggente di Runa, Kadmir dei Neri, in risposta a questa fragilità, per selezionare gli individui più consapevoli e solidi mentalmente, prima ancora dei più forti sul piano fisico.
La Prova del Sole Nero non è obbligatoria per nascita, e non tutti i cittadini di Runa sono tenuti a prendervi parte e superarla. Si tratta di un esame di maturità per coloro che ambiscono a determinati ruoli all'interno della società, e coinvolgono quindi più spesso membri di famiglie ambiziose o altolocate.
Sono chiamati obbligatoriamente alla prova coloro che aspirino a far parte del consiglio cittadino, i capigruppo militari e le sentinelle di confine e i forestieri che, presentandosi alle porte della città, chiedano asilo momentaneo o accoglienza a tempo indeterminato. Chi rifiuta la Prova pur dovendola affrontare per obbligo, non riceve alcuna punizione, ma perde dignità agli occhi della popolazione, se possiede una posizione privilegiata per diritto familiare, la perde, non può più partecipare alle decisioni che riguardano la difesa e il futuro di Runa.
La Prova è accessibile anche su base volontaria, e non è raro che giovani Turgot richiedano di sostenerla per dimostrare la propria maturità o aprirsi le porte degli strati più elevati della società.
La Prova si svolge nel cuore del deserto di Har-Hatar, in una zona di sabbia scura e pietra vetrosa, dove il calore rende l’aria tremolante. Il rito è suddiviso in tre fasi: Abbandono del Ferro, Cammino del Buio e Veglia del Ritorno.
Per l'Abbandono del Ferro, il candidato depone ogni arma, armatura e strumento metallico all’ingresso del deserto. Il ferro, simbolo della cultura turgot settentrionale, viene rifiutato come falsa garanzia di sopravvivenza. Al candidato vengono concessi unicamente una borraccia d'acqua, un panno per coprirsi il volto e un frammento di pietra nera come simbolo di fermezza e solidità.
Nella seconda fase il Cammino dell'Ombra, il candidato deve attraversare in solitudine una porzione di deserto durante il periodo più caldo, seguendo un percorso segnato da pietre nere infisse nella sabbia. Durante il cammino, il sole risulta offuscato e il forte calore induce allucinazioni. Inoltre, il luogo è pervaso dal silenzio, condizione che la mente di un Turgot fa molta fatica a sopportare. Si dice che, in questa fase, il deserto mostri al candidato ciò che egli teme di riconoscere in se stesso.
L'ultima fase, la Veglia del Ritorno, è il momento in cui il candidato ha raggiunto il punto finale e deve restare immobile fino al calare del sole. Solo al primo segno di ombra lunga, egli può iniziare il ritorno verso Runa. Se il candidato tenta di fuggire, accelerare o aggirare il rito, fallisce e viene esposto alla gogna pubblica come traditore del sacro rituale, subendo una perdita di reputazione che può costargli l'astio del popolo o l'esilio dalla città.
Se la prova viene superata, il candidato torna segnato dal sole e dal deserto. Gli viene inciso sulla pelle un simbolo semplice, una linea spezzata, il quale indica che egli ha visto il Sole Nero e ne è tornato più forte.
In caso di ritorno prima del tramonto, la prova è fallita e il candidato perde ogni diritto a ruoli di responsabilità o potere. L'essersi messo in discussione e avere fallito, genera inoltre nella popolazione un senso di pena nei suoi confronti, ed egli non godrà più di fiducia poiché considerato debole.
In caso di scomparsa del candidato, la prova è naturalmente fallita e il Turgot viene considerato “assorbito dal deserto”. Per lui non sono previsti riti funebri, poiché non è riconosciuto come deceduto.
La Prova del Sole Nero è atta a insegnare che il vero nemico non è esterno, bensì risiede nell'ambiente stesso in cui i Turgot vivono, e che la mancanza di controllo conduce alla rovina dell'individuo. Sopravvivere non è visto come forma di dominanza, bensì come requisito minimo per aspirare a una vita quanto più dignitosa possibile. Fallire la prova, al contrario, manifesta ogni oltre possibile dubbio l'incapacità del cittadino di adattarsi.
A differenza delle tradizioni di Thoro e della Grande Forgia, la Prova non celebra la creazione, bensì la rinuncia. Il concetto di forza, che altrove è riversato all'esterno, nella forgiatura di armi e altri strumenti di potere che estendono le possibilità dell'individuo, a Runa è indirizzata all'interno, nel tentativo di formare individui capaci di trattenere la propria energia per sopravvivere con le risorse del proprio fisico.
Tra i Turgot dei monti di Goromund, la Prova del Sole Nero è vista come barbarica e inutile, una manifestazione di resistenza sterile che danneggia l'individuo anziché accrescerne la forza. Vivere in un ambiente difficile come il deserto di Har-Hatar, è considerato da Thoro una forma di fanatismo che tenta di giustificarsi attraverso la flagellazione.
Per Runa e i suoi abitanti, è l’unico motivo per cui i popoli migranti sono riusciti a formare una comunità, e per cui la città esiste ancora. Si dice che chi ha superato la Prova del Sole Nero non tema l’Ombra dei Mhalakyte, poiché ha già imparato a convivere con la propria.