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Manno Braccioforte



“Non è solo lavoro di muscoli, fratello. Prima deve arrivare il pensiero.”
[Manno Braccioforte, Lettere]



Manno di Thoro, detto Braccioforte (Thoro, Era Vanseet, anno 429 – Thoro, Era Vanseet, anno 475) è stato un fabbro di specie turgot, considerato tra i più abili e rappresentativi della storia del suo popolo. Ha svolto il ruolo di Forgiatore Primo nella Forgia di Thoro, dove la sua statua lo annovera tra i Maestri Forgiatori, onorificenza massima dell'Apapo-guryn. È ricordato anche come scrittore di trattati sulla forgiatura e saggi di carattere storico sulla civiltà turgot dei monti di Goromund.


Gioventù


Manno nasce a Thoro e cresce in un contesto sociale agiato. Il padre è un affermato fabbro e padrone di una fucina, la madre appartiene ai Grigi, tra le famiglie più influenti nella scena politica del tempo. Da giovanissimo, si forma nella fucina del padre, dove dimostra spiccata brillantezza nell'apprendimento del mestiere. Nell'anno 442, si unisce a un gruppo di minatori che intendono aprire nuove cave sul versante meridionale sotterraneo di Thoro. L'esperienza arricchisce la sua conoscenza sui materiali preziosi, tanto che egli inizia a raccoglierli e catalogarli, descrivendone le proprietà con dovizia di particolari.
Nel 445, il padre si ammala e lui deve prendere il suo posto alla fucina. I clienti risultano ancora più soddisfatti, e affermano di aver notato un miglioramento nella produzione, tanto che, quando il padre torna operativo, affida a Manno il grosso del lavoro e inizia ad affiancarlo come aiutante. Tre anni dopo, egli muore e Manno prende il pieno controllo della fucina. Nel frattempo, la famiglia gli combina un'unione con Brenda dei Grigi, da cui avrà cinque figli.
Oltre a produrre armi di qualità straordinaria, Manno scrive di qualunque argomento lo interessi. Nei suoi trattati sulla forgiatura, egli afferma l'importanza della pratica come della teoria, e che attraverso lo studio dei testi si possa apprendere l'arte molto più velocemente, un approccio che al tempo incontra lo scetticismo degli altri fabbri.


Convocazione alla Grande Forgia


Intorno al 450, la sua fucina è così popolare da costringerlo ad assumere degli aiutanti. Tutta Thoro parla dell'abilità di Manno, punto di riferimento dell'alto strato sociale, che pretende gli ordini svolti da lui, così come fabbro del popolo, i quali lavori delega agli assistenti. Questi ultimi sono tenuti a istruirsi sui suoi accurati testi e, solo dopo aver dimostrato di possedere sufficienti conoscenze teoretiche, vengono ammessi al settore pratico.
Nel 456, un cliente gli commissiona un'ascia, pretendendo un'arma imponente e raffinata. Manno, non riconoscendo in lui un esponente di alto grado sociale, delega il lavoro a tale Grundo Grunfi, un qualunque assistente appena passato al lato pratico. Il risultato non soddisfa il committente, che si identifica come emissario del Re Brisbano l'Adunco e lo convoca d'innanzi al sovrano.
Al cospetto del re, Manno si scusa e promette un'arma impeccabile costruita con le sue mani, al che Brisbano l'Adunco gli mette a disposizione la Grande Forgia. L'onore di entrare nella Grande Forgia spettava solo ai fabbri più celebri, che generalmente godevano di simpatie presso l'alta aristocrazia della città. Manno lascia la sua fucina agli assistenti, dando loro il compito di istruire i figli, e si trasferisce alla Grande Forgia, dove viene affidato al Forgiatore Primo Rondone della Brace.


L'Ascia Suprema


Sotto la guida di Rondone, Manno apprende nuove tecniche di forgiatura e si specializza nelle armi colossali. Il suo maestro racconterà del talento di Manno, e di come, tra i due, ci sarebbe stato più uno scambio di conoscenze, piuttosto che un rapporto tra insegnante e allievo, tale era il livello di abilità già posseduto da colui che Brisbano l'Adunco gli aveva affidato. Oltre alla tecnica sopraffina, Manno dispone di una forza fuori dal comune, che gli permette di lavorare per tanto tempo senza stancarsi e di costruire oggetti pesanti, non alla portata di chiunque. È proprio Rondone ad affibbiare a Manno il soprannome Braccioforte.
Nell'anno 559, Manno dà alla luce il suo capolavoro, creato nella Grande Forgia: l'Ascia Suprema. Si tratta di un'arma colossale dall'impugnatura speciale, che la rende maneggevole nonostante il peso sostenuto. Secondo Rondone, l'arma ha un equilibrio perfetto, e “i suoi pesi sono bilanciati da una mano divina. Impugnata da un incapace, lo fanno sembrare un abile guerriero. Nelle mani di un maestro della guerra, diventa l'arma di distruzione finale”.
Oltre a una funzionalità straordinaria, l'Ascia Suprema è impreziosita da una rivestitura in oro e pietre preziose, che la rendono un oggetto di pregio, oltre che un'arma. Incisa nell'oro, si trova la forma di Manno Braccioforte, con una dedica speciale al sovrano, che recita: “Al mio Re, fonte di saggezza nell'avermi scelto, e di forza quando impugnerà quest'arma”.


Ultimi anni


Alla morte di Rondone della Brace, nell'anno 463, Manno Braccioforte eredita il ruolo di Forgiatore Primo. In questi anni, sotto consiglio del Re, inizia a scrivere un saggio storico sul popolo turgot dei monti di Goromund, che chiama “Il popolo di roccia”, un'ode alla sua civiltà e alla Grande Forgia, simbolo di potere e prosperità.
Mentre la sua fucina è gestita dai figli, lui continua a svolgere il ruolo di Forgiatore Primo alla Grande Forgia, e serve con fedeltà prima Brisbano l'Adunco, poi il suo successore Tirtao del Monte. Proprio quest'ultimo, nell'anno 468, gli commissiona la sfiancante produzione di armi e armature per il suo intero esercito, dai ranghi più bassi a quelli più prestigiosi. Il lavoro, portato avanti con l'aiuto di un gran numero di assistenti, termina un anno dopo, quando Manno appare ormai al limite delle forze.
Nel 472, vecchio e stanco, Manno viene destituito dalla Grande Forgia in luogo di Dermano Manoferma e si ritira nella sua vecchia fucina, assistito dai figli per gli ultimi anni della sua vita. Continua a produrre armi fino al giorno prima di morire, nell'anno 475.
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