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Carbago del Fati



“Non temo la fine della pietra, ma il giorno in cui essa rifiuterà di sostenere ciò che è diverso da sé.” [Carbago Del Fati, Ultimo Discorso al Popolo]



Carbago Del Fati (Monti di Goromund, Era Vanseet, anno 53 – Gagnar, Era Vanseet, anno 94) è stato capoclan di Gagnar, ricordato come l'ultimo sovrano prima dell'invasione di Thoro. Un visionario per alcuni, un traditore per altri, è ricordato come il primo condottiero turgot ad aver tentato apertamente una convivenza stabile con le altre specie senzienti della superficie. La sua guida segnò l’apice e la caduta di Gagnar, e la sua morte divenne simbolo della frattura ideologica che avrebbe accompagnato il popolo turgot per le ere a seguire.


Ascesa e visione


Le origini di Carbago Del Fati non sono documentate con precisione. Le cronache concordano sul fatto che appartenesse a una delle famiglie fondatrici di Gagnar, ma non a un lignaggio dominante. La sua ascesa a capoclan avviene in un periodo di grande instabilità, nell'anno 75, quando la giovane città, in guerra con Thoro da 5 anni, cerca una propria identità in contrasto con quella della gemella.
Carbago si distingue fin da subito per capacità oratoria e una visione politica in continuità con le idee di inclusività del suo predecessore, Tamagro dei Monti, con una prospettiva di allargamento dei rapporti sociali tra le culture. Ritiene che la sopravvivenza dei Turgot in superficie non possa basarsi sull’isolamento, né sulla sola forza militare, bensì che necessiti di una rete di relazioni, scambi e alleanze. Questa posizione gli garantisce il sostegno delle famiglie più giovani e delle comunità di superficie limitrofe alle mura cittadine, che iniziano a gravitare attorno a Gagnar poiché in essa vedono un'oasi di accoglienza e un'opportunità di benessere.
Sotto la guida di Carbago Del Fati, Gagnar si afferma come città di frontiera e di incontro. Nonostante la contrarietà di Thoro, egli rinnova il Patto delle Porte Aperte e sostiene lo sviluppo delle strutture di superficie, considerate un segno di fiducia verso il mondo esterno. Carbago intrattiene rapporti diplomatici informali con gruppi uhmar e osservatori uinir, convinto che la conoscenza reciproca possa ridurre le diffidenze innate nell'incontro tra le specie. Questa politica, tuttavia, lo rende inviso alle famiglie di Thoro, che vedono in lui una minaccia all’unità e alla sicurezza del popolo turgot.


Conflitto con Thoro


Con l’intensificarsi delle tensioni tra le due città, Carbago diviene il principale oppositore ideologico dei capiclan di Thoro. I suoi discorsi pubblici, pronunciati spesso nelle piazze esterne della città, difendono l’idea di un popolo turgot capace di mutare senza snaturarsi.
Durante le guerre dei monti di Goromund, Carbago rifiuta più volte di trasformare Gagnar in una roccaforte militare sul modello di Thoro, preferendo investire nella difesa del territorio e nel rafforzamento delle alleanze locali. Questa scelta, sebbene coerente con la sua visione, lascia la città vulnerabile all’offensiva finale.
Nell’anno 94 dell’Era Vanseet, poco prima dell’invasione di Gagnar, Carbago Del Fati tiene quello che passerà alla storia come il suo Ultimo Discorso. Rivolgendosi ai cittadini di Gagnar riuniti nella piazza centrale, ribadisce che la forza di una città non risiede nella chiusura, ma nella capacità di accogliere senza paura. Il discorso non viene mai trascritto integralmente. I frammenti, giunti fino all'Era Fenegardum, provengono da tradizioni orali dei Turgot fuggiti dalla città e sono considerati inattendibili dai cronisti di Thoro.


Morte e le versioni controverse


La morte di Carbago Del Fati avviene durante l’occupazione di Gagnar da parte delle truppe di Thoro, ma le circostanze restano oggetto di dibattito.
Secondo la versione ufficiale di Thoro, Carbago cadde combattendo durante l’assalto alla città, rifiutando di arrendersi e opponendosi con le armi all’autorità legittima. Questa narrazione lo dipinge come un ribelle sconfitto dalla necessità storica dell’unificazione turgot.
Un’altra versione, tramandata dai Turgot dissidenti, sostiene invece che Carbago si consegnò volontariamente per evitare un massacro e venne giustiziato dopo un processo sommario, accusato di aver messo in pericolo il popolo favorendo la presenza di altre specie.
Una terza tradizione, minoritaria ma persistente, afferma che Carbago non morì durante la conquista, bensì venne segretamente esiliato e condotto lontano dai Goromund. Secondo questa leggenda, la sua morte sarebbe stata inscenata per spezzare il morale dei sostenitori di Gagnar.


Eredità culturale


Dopo la sua morte, il nome di Carbago Del Fati viene progressivamente oscurato dalle cronache ufficiali di Thoro. A Gagnar, sotto il reggente Morsio l’Alto, ogni riferimento alla sua visione politica viene scoraggiato o proibito.
Tuttavia, tra i Turgot girovaghi e nelle comunità nate dalla diaspora, Carbago è ricordato come il padre di un’idea incompiuta: quella di un popolo capace di vivere alla luce aperta senza rinnegare la propria natura. Ancora oggi, per alcuni, il suo nome è sinonimo di fallimento; per altri, di un futuro mai realizzato.
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